martedì 27 marzo 2018

I figli "stupidi" di Roma: quelli che voteranno Sì al referendum del 3 Giugno

Sono stato indelicato, forse. Vostro Onore, a mia discolpa posso dire che il mio intento non è offendere o denigrare, sono mosso da un sentimento di compassione, nel senso letterario del termine  latino cristiano - compăti, calco sul gr. sympáskhō ‘soffro insieme’- Soffro per le condizioni vergognose in cui versa il Servizio di Trasporto Pubblico a Roma. Soffro nel vedere autobus vecchi, inquinanti, fermi ne depositi, sprechi negli appalti di manutenzione, riparazione, dirigenti strapagati... insomma quello che è sotto gli occhi di tutti. Soffro, però, anche nel vedere tanti miei concittadini che vogliono risolvere questo problema rifugiandosi nel  potere del mercato. Hanno raccolto anche delle firme, ed il 3 GIUGNO voteremo tutti. 

Voteremo per decidere se il servizio debba essere gestito da un' azienda pubblica oppure debba andare a gara, libero, nel mercato libero, che è libero per uno tranne che per tutti. Libero solo per quello che vincerà la gara.
Quello per cui tutti ci indigniamo ogni volta che abbiamo la sfortuna di salire su un autobus, ed alzando gli occhi al cielo pensiamo a quei pendolari che vi sono costretti ogni giorno, non ha niente a che fare con la proprietà dell'azienda che gestisce il servizio. 
Perché i servizi pubblici, sono pubblici e quindi destinati a tutti, anche a chi non potrebbe usufruirne, perché la collettività decide di spendere parte delle imposte collettive, per un servizio da erogare a tutti, che necessariamente è in passivo, perché il suo scopo non è generare utili, ma essere universale.
D'altronde anche gli ospedali (quei pochi rimasti) in Italia, sono pubblici, magari hanno i muri non proprio tinteggiati alla perfezione, sono un pochino anzianotti, però curano Tutti. Senza distinzione.
E' una scelta: L'universalità del servizio a scapito della qualità generale.
Certo la Politica deve puntare a rendere sostenibile il servizio per la collettività, ovvero che non costi troppo e che possibilemente se ne possa aumentare la qualità. Ma la coperta è corta.
Fino ad adesso ho parlato solo di autobus scadenti.
Le Metro ed i Tram non mi sembrano "...accio". (e non è un caso lo vedremo nel prossimo post) Ad onore del vero, devo ammettere che la Metro ed il Tram a Roma sono servizi paragonabili a quelli di altre città che ho avuto la fortuna di visitare, per lavoro o per puro diletto.
 (Consiglio sempre un giro sul 19 per chi vuole avere una full immersion di Roma, dal Centro alla periferia spendendo solo 1.50€. Oppure la Ostia Lido, mai in orari di punta, se mentre sei a piazza di Spagna ti viene voglia di buttarti al mare insieme al tuo amico Marcello.)
Certo sono  pochine. 
Tal è la situazione che qualche figlio "stupid.." ingenuo - mi sembra la parola più adatta- confonde il nesso che lega causa ed effetto e quindi, per conseguenza,  confonde le cause con gli effetti e gli effetti con le cause. E vuole risolvere il problema nel modo più semplice di tutti. Non occuparsene. Facendosene occupare altri, che ovviamente non puntano all'universalità ma al loro profitto.

ll loro motto è: "Il pubblico è corrotto, ci sono gli sprechi, Atac fa schifo ricorriamo al potere taumaturgico del mercato. Lui, il mercato, essere regolatore di tutti i principi che governano il mondo ha come scopo di perseguire l'efficienza e di migliorare il servizio offerto ai cittadini".
Riassumendo il tutto in una frase potremo dire: ATAC fa schifo QUINDI privatizziamo. Quelli ingenui ma anche colti aggiungono anche un "Ce lo chiede LEUROPA"

E' proprio quel QUINDI, quella congiunzione conclusiva, che denota la mancanza di conoscenza della Logica di primo ordine - quella dell'alfabeto - per intenderci.
I nostri più amati fratelli, non riescono a compiere un'analisi logica della frase che pronunciano, ma si rifugiano nella superstizione, negli idoli, nei totem del pensiero magico che da che mondo e mondo sono lo specchietto per le allodole degli ingenui... appunto. 
Non arrivano a capire che il "mercato" opera secondo i propri interessi e non quelli del cittadino, il quale deve spogliarsi dal suo status di "proprietario" del servizio, ed abbracciare lo status di "consumatore" del servizio. Insomma, ai privati je frega dei soldi, non del fatto che tu possa avere accesso ai mezzi ex-pubblici. 
E mentre loro, i figli ingenui, giocano ad ergersi a paladini dell'anti spreco-casta-cricca-corruzzzzzione, magari guadagnandosi anche un seggio in parlamento TU RIMANI A PIEDI. 
Tu, non loro che abitano nei salotti buoni della città, quelli frequentati da gentiluomini  ma gli altri, quelli che al centro vorrebbero il diritto di arrivarci con i mezzi. Pubblici.
Gli "altri" cioè noi, abbiamo imparato subito che il mondo non è un posto popolato da unicorni rosa, dove ogni cosa è possibile, dove il bene vince sempre, dove siamo tutti buoni e c'è sempre il lieto fine.Insomma dove il privato ci rimette dei soldi per far arrivare l'autobus nelle zone più remote della città, come accade oggi.
Purtroppissimo il mondo è cattivo. Ma non perché ogni singolo individuo sia cattivo e quindi voglia il male degli altri, ma perché ogni individuo vuole il suo bene e putroppissimo la somma di tutti gli interessi individuali non darà mai un interesse collettivo generale.
Così capita che le liberalizzazioni ed il mercato che in passato avrebbero dovuto generare la famosa concorrenza in modo che il cittadino/consumatore potesse avvantaggiarsi della migliore offerta si riveli totalmente errata. Quello che accade è un trasferimentod i monopolio da pubblico(cioè TUO) a privato (cioè non TUO). 

Noi romani che il mondo è "cattivo" e "che se te fai pecora er lupo te se magna",lo abbiamo capito perchè ce lo hanno insegnato. Ce l'ha insegnato Anna "Mamma Roma" Magnani, insieme a Pasolini. Ci hanno insegnato che il forte "comanda" e tu sei cotretto a difendete. L'hanno insegnato nelle "borgate" perchè lì c'era bisogno de difendese deppiù. L'hanno insegnato alle borgate perchè lì c'era mercato, la gggente se sentiva indifesa e andava protetta.

PERO'




 Qualcuno che lo ha capito c'è ancora.

 
(questo è Chomsky per i diversamente filosofi)

ANCHE A ROMA:


(Questo è Christian Autista?)


E NON E' SOLO:

 (Questo siamo i miei compagni di partito e io che ci stiamo organizzando)

C'è  infatti un comitato auto-organizzato che il 3 aprile sosterrà la battaglia referendaria per il NO. ----------------------> QUI trovi le info necessarie per aderire.


LA MORALE:

Nessuno: La conosci la storia dell'uccellino? Mio nonno me la raccontava sempre.
Jack: Diventare nonni era estremamente difficile ai tempi miei.
Vecchio: Era difficile, ragazzo, ma non impossibile.
Nessuno: Allora, questo uccellino non sapeva ancora volare; durante l'inverno, in una notte fredda, ruzzola giù dal nido e finisce sul sentiero. Comincia a gridare "piio piio piio" come un matto e sta per morire di freddo, ma fortuna per lui ecco che arriva una vacca; lo vede e pensa di scaldarlo, e così alza la coda e... splash!, una margherita bella e fumante, grossa così. L'uccellino al caldo è tutto contento, tira fuori il capino e ricomincia "pi-piio pi-piio" più forte di prima. Ma un vecchio coyote lo sente e arriva di corsa, allunga una zampa e lo tira fuori dalla cacca, lo pulisce ben benino, e poi... gnam! Se lo ingoia in un solo boccone. Il nonno diceva che la morale c'è, ma che bisogna trovarsela da soli. 
Invece la morale c'è:

mercoledì 21 marzo 2018

Direzione Romana PD: Il più grande spettacolo dopo il "Big Bang"

(per leggere questo post è consigliato l'ascolto di questa canzone)
Altro che il luna park, altro che il cinema
Altro che internet, altro che l'opera
Altro che il Vaticano altro che Superman
Altro che chiacchiere... il più grande spettacolo dopo il "Bing Bang" è stata la "Direzione Romana del PD".
Arrivo a Sant'Andrea più o meno verso le 17:00, mi accorgo subito che la situazione non è di quelle normali, davanti al desk d'ingresso noto una strana folla ed il Presidente del Partito sbuffante con fogli in mano. Davanti a me un signore protesta perché "ha inviato una mail per partecipare ma non risulta in elenco"Rimarrà fuori. Mi avvicino al Presidente, visibilmente in "pappa" indico il mio nome firmo e salgo, sentendomi quasi in colpa con quel signore all'ingresso che non sarebbe riuscito ad entrare... magari aveva qualcosa di intelligente da dire. D'altronde, quando prendi il 18,7% qualunque consiglio può essere prezioso. Prima di salire, mi accorgo che la porticina della stanzetta al primo piano è stata lasciata aperta, non resisto... entro e vado a sbirciare la lavagna. 
Davanti mi trovo questo:


Dentro di me penso: "mazza c' ho 34 anni già so' vecchio chi ce capisce 'n tappo de' ste cose". Mi preparo psicologicamente per affrontare una Direzione, l'ultima per me, in cui come fatto nella mia sezione, vorrei rendere edotti i miei compagni di Partito delle mie riflessioni, dei miei dubbi, delle mia scelte ,delle mie dimissioni. Hai visto mai che forse possano essere utili per una riflessione più ampia? 
Dopo 10 anni mi sembra un atto dovuto verso di loro e verso me stesso. 
I concetti che vorrei esprimere sono essenzialmente due:
1) Farsi alfieri di un sistema di svalutazione salariale al fine di competere globalmente non è un'idea geniale per un Partito di sinistra
2)Abbiamo un' occasione per tornare a fare il "nostro dovere" nella società. il 3 Giugno c'è il referendum su "ATAC (Servizio di trasporto pubblico)" BISOGNA VOTARE NO.
Anche per unire il centrosinistra (tutti i partiti a sinistra del PD sono Contrari.

Quello che mi trovo davanti invece è un grande spettacolo, il più grande spettacolo dopo il "Big Bang":
(una sorta di pantomima per i giornalisti in sala con l'unico scopo di prdurre questo articolo. Dove pure la giornalista apostrofa come "fintissima" la Direzione. )




Non ero stato invitato a partecipare ad una Direzione, ma ad una conferenza stampa.
Ecchecccazzo, almeno ditemelo me sarei messo 'na cravatta. Se devo fare il figurante, fatemelo fare bene. 
Scendo al primo piano vado verso l'uscita, con più dubbi di quelli che avevo prima, ma non resisto... voglio comunque lasciare il mio messaggio, sperando che qualcuno lo ritrovi prima o poi dentro una bottiglia su una spiaggia -speriamo non deserta -
Attenzione però... come ci insegna "Boris" bisogna fare attenzione quando si scelgono le "comparse" perchè tra "abitanti del villaggio" e "missionari" si rischia di mandare via i protagonisti... gli elettori.










giovedì 15 marzo 2018

Le recensioni Short di Marco Pasquinelli: Non sono venuto a giocare a Risiko per vedere "brunori sas"all'auditorium

Chi è Dario Brunori? Un poeta? _Un cantautore? Un attore di teatro? O addirittura un presentatore di un format RAI? 
Cominciamo con le certezze che ,a giudicare dal titolo del tour, son poche e ben definite: Brunori è un ragazzo come noi - da poco negli “Anta”- con uno spiccato talento nello scrivere, che si mette a nudo,di fronte a 3000 persone, che sfila sul palco(e che palco!)le sue incertezze,le sue paure, le esperienze e inesperienze di vita.
Brunori ci regala due ore e mezza di musica e monologhi,ci mescola autoronia e satira,tanto vero e spontaneo da sentirsi proiettati al bancone di un bar a bere con lui un Biancosarti a parlare di politica, amore e “società liquida”...
Si ride e si piange, si canta e ci si dondola, si riflette e si sogna nella cornice della piu bella sala dei concerti di Roma. 

C’è una seconda data ad aprile, gia sold out, se siete fra i fortunati preparatevi a spellarvi le mani a forza di applaudire..e preparatevi ad essere rimproverati da Brunori perchè “non dovete mica appludire a tutto quello che dico!!” 
voto :

lunedì 12 marzo 2018

Le recensioni Short di Marco Pasquinelli: Non sono venuto a giocare a Risiko per vedere "Disaster Artist"

Oggi inauguriamo una nuova rubrica: "Le recensioni Short di Marco Pasquinelli". Marco è solito inviarmi consigli e recensioni tramite Wahtsapp, oggi abbiamo deciso di pubblicarle su questo blog - che se no sempre de politica rompe er cazzo - cit. La Prima è su "Disaster artist", che sia di buon auspicio.

Una commedia? un dramma? in realtà è la stessa domanda che c si porrebbe(e se la sono posta i “malcapitati" della premier del 2003)guardando il film originale, ormai cult negli Stati Uniti.
D’altronde il confine fra la genialità e l’idiozia è sempre più sottile nell’era di "lercio" , delle fake news e dei vari documentari dei quali è pregno il web
James Franco convince e non poco, nel ruolo del protagonistabarraregistabarraproduttore più trash degli anni 2000, un film dentro al film dove i continui rimandi all’originale finiscono per fondersi con lo stesso fino a far diventare lo stesso Franco regista e attore disastrosamente geniale con una
comicità dai tratti non-sense degna del miglior monty piton. Interpretazione magistrale dunque, cast interessante con incursioni/cammei interessanti anche essi. (che nn vi svelo per nn spoilerare) con qualche rallentamento di troppo, sintomo forse delle eccessive ridondanze recitative tipiche del protagonista. 
Una storia talmente assurda che più che una bio-pic sembra un fantasy: questo è disaster artist. 
Voto:

di Marco Pasquinelli

domenica 11 marzo 2018

Nicola Zingaretti: "Articolo 3 quale dei due?" Instruzioni per il Prossimo Congresso del PD.


Il 4 Marzo, delle tre schede che avevo a disposizione, l'unica sulla quale ho barrato il simbolo del PD è stata quella verde. Le altre due non hanno avuto la stessa sorte. Per questo motivo nella Direzione Romana del 20 Marzo comunicherò al segretario Andrea Casu le mie dimissioni dalla direzione e dall'assemblea Romana. 
In fede non avrei neanche dovuto rinnovare la tessera 2017, ma sono stato spinto a rinnovarla a causa della drammatica situazione debitoria del PDROMA e dell'amicizia per i miei compagni di sezione.
Per il 2018 ci sto seriamente riflettendo. 
Credo che questo prossimo congresso sarà una delle ultime opportunità che avremo per dare, finalmente, un identità chiara a questo Partito. 
Ho letto l' intervista di Zingaretti su "Repubblica", mi ha molto colpito la dichiarazione sull'Articolo 3 della nostra costituzione. "[...]Mettendo l'accento sul secondo paragrafo." dice il presidente
Lo riscrivo perché lo merita: 
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"

Gli gli articoli 3 e 4 della Costituzione - fatta eccezione per l'articolo 1 forse - sono i più forti. Calamandrei, ma prima ancora Basso che ne è l'autore (e tanti altri come lo stesso Caffè)  ci dicono che l'articolo 3 comma 2 è la norma più importante della Costituzione. E Basso ci dice proprio che l'articolo 3 comma 2 della Costituzione è l'articolo su cui si basa la partecipazione democratica dell'individuo nello Stato. Proprio dall'articolo 3 deriva il famoso motto è di Calamandrei - non dimentichiamolo perché è il titolo un suo libro -: "Lo Stato siamo noi". Motto che oggi viene deriso.
Io lo sento normalmente deriso, lo sento deridere in televisione, da politici importanti, da opinionisti. Perché l'idea invece che si vuole ripristinare è quella che Basso in Costituente confuta: l'idea della contrapposizione tra individuo e Stato, lo Stato visto come il "Moloch".
Il Moloch sapete cos'era? 
[azionare la musichetta prima di leggere] Il Moloch era, nella religione fenicio-cartaginese, una fornace enorme in cui ritualmente venivano buttati i figli primogeniti in sacrificio umano, cioè venivano bruciati vivi in nome dell'interesse generale quando c'era una qualche crisi, una carestia, una guerra che si stava perdendo.
A questa idea terrificante - no? -, questa idea che lo Stato sia un Moloch, che poi è ripresa dai filosofi del '600, del '700  normalmente avevano di fronte i Monarchi assoluti dell'epoca, ma certamente non si può con onestà intellettuale definire un Moloch lo Stato configurato dalla Costituzione democratica fondata sul lavoro. 
Oggi c'è tutto l'interesse a definire Moloch la Costituzione e la democrazia fondata sul lavoro per poter attribuire al potere dei lavoratori, al potere democratico sostanziale un'accezione negativa. 
Per poter dire che invece ci sarà sempre "un'altra versione più bella", che lo Stato comunque è cattivo, lo Stato comunque ci opprime, lo Stato comunque è qualcosa da cui guardarsi! Di impenetrabile e intrinsecamente corrotto e ingannevole!
Questa è l'idea terrificante - no? -, opposta alla Costituzione e che naturalmente è preparatoria a un'altra idea: se il nostro Stato è così, se noi siamo così, che siamo ingannati e anche pelandroni è meglio che ci facciamo deregolare tutto da un Trattato internazionale! È meglio un Trattato internazionale in cui le regole siano dettate da altri Stati, da altri paradigmi che sono così meglio di noi che siamo inguaribili sia quando ci organizziamo in Stato, sia come cittadini nella nostra vita e nella nostra attività
Allora, quindi l'articolo 3 dice proprio questo: Lo Stato interviene! lo Stato interviene per redistribuire, per rimuovere gli ostacoli che impediscono che ogni essere umano abbia le stesse possibilità di esprimere, nella vita sociale nella sua comunità, tutto il valore di cui è portatore. Cioè, si ha un'idea intrinsecamente egualitaria, sostanzialmente egualitaria per cui ogni essere umano ha un potenziale e la mancata espressione di questo potenziale è dovuta a ostacoli della struttura sociale, della struttura della distribuzione della ricchezza e del reddito.


Questo articolo, è messo in serio pericolo, si potrebbe dire quasi minacciato, da un altro articolo 3, quello di Maastricht, un trattato internazionale appunto:

L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico”. (sembra innocuo vero?)

[Per una strana coincidenza della storia due tra i principi fondanti della Repubblica Italiana e dell' Unione Europea sono rinvenibili nei rispettivi articoli 3 della Costituzione e del Trattato di Maastricht]

Bisognerebbe saper leggere questa previsione così importante. Una cosa la sappiamo perfettamente: che non parliamo di cooperazione ma di competizioni.
La cooperazione è più un obbligo degli Stati a cooperare affinché si realizzi il modello dell'economia sociale di mercato fortemente competitiva basata sulla stabilità dei prezzi. Quindi la cooperazione sta nell' assecondare o sottomettersi a questo modello, ma il modello in sé non è cooperativo lo dice il suo stesso testo. 
Ma chi deve competere? Devono competere i sistemi Stato
Cioè gli Stati coinvolti in questo Trattato devono fortemente competere fra loro attraverso il sistema dei vantaggi comparati, quindi sarà una competizione reciproca  per prevalere  nella gerarchia della creazione del valore aggiunto, nell'accaparrarsi le produzioni e i settori di mercato più importanti a scapito degli altri. 
Stabilità dei prezzi e piena occupazione sono un concetto molto particolare. 
Arrivare alla stabilità dei prezzi significava perseguire politiche di deflazione che per definizione tendono all'amplificazione della disoccupazione per un meccanismo molto semplice: se viene favorita la precarizzazione del rapporto di lavoro e viene diminuita la domanda di lavoro, in particolare perché viene aumentato il carico fiscale e viene diminuita la spesa pubblica - da qui l'importanza  di collegare a quella regola della stabilità dei prezzi dei limiti al deficit pubblico e al debito pubblico - se io opererò in questa maniera avrò una disoccupazione più ampia che tenderà a convincere, a persuadere con la sua brutale realtà le persone a smettere di rivendicare aumenti salariali - che sono considerati i principali responsabili dell'inflazione, cioè i principali fattori controllabili dall'aumento dell'inflazione - o addirittura ad accettare di entrare sul mercato del lavoro a salari, a remunerazioni ( l' espressione "salario" non va più di moda) decrescenti. Questo meccanismo porta giù naturalmente l'inflazione. 
Il Trattato  parla, quindi, di piena occupazione in quanto subordinata alla stabilità dei prezzi - subordinazione e anche replicata  "nella mission" fondamentale della Banca Centrale Europea -  l'obiettivo dei livelli occupazionali è subordinato a quello prioritario e irrinunciabile, inderogabile della stabilità dei prezzi. 

Quando arriverò ad aver stabilito un sistema del genere: fortissima competizione secondo i vantaggi comparati, quindi "mors tua vita mea",  e  disoccupazione e piena occupazione subordinata dalla stabilità dei prezzi significa che vorrò perseguire qualsiasi livello di disoccupazione, QUALSIASI, purché compatibile con la stabilità dei prezzi. 
Questo è un principio che è espresso, non nascosto nelle nelle fonti applicative che sono state emanate dalle istituzioni europee che infatti prevedono che la disoccupazione ideale, quella che si lega anche all'equilibrio fiscale del pareggio strutturale di un bilancio: è il cosiddetto NAIRU, Non Axel Rating Infective Reitman Unemployment, cioè il livello di disoccupazione che non accelera l'inflazione. Dirlo più di chiaramente di così non potrebbero. 
Esiste, cioè una piena occupazione vera, effettiva, che accelera l'inflazione. Perché se io riempio le produzioni, riempio di redditi le persone e le persone saranno - diciamo - disponibili, l'economia "tira", si "riscalda". L'economia interna nazionale si riscalda. La gente tenderà a comprare di più perché avrà più soldi da spendere, perché ha più lavoro, ha più sicurezza, potrà avere una propensione ai consumi maggiore, salari più alti e stabilità di lavoro e tendenzialmente questo porterà - ovviamente - anche gli imprenditori a voler investire, questo provoca altra occupazione. Tutto questo sembra bello, ma a noi sì perlomeno. Alla nostra Costituzione sembra bello, invece all'Europa no.

Tutto questo è visto come inflazionistico e quindi come non competitivo perché se l'inflazione è alta i miei prezzi, sia in comparazione sia col resto del mondo, sia specialmente come ben sanno i tedeschi con gli altri paesi della stessa organizzazione internazionale di mercato unico liberoscambista, aumenteranno di più. Quindi diventeranno meno competitivi. 
La logica della competizione e della stabilità dei prezzi sono esattamente queste: io devo privilegiare la crescita e quindi devo dimensionare l'occupazione sulla mia competitività sui mercati esteri, sulle mie esportazioni. Quello che è incompatibile con questo va drasticamente eliminato. Dico drasticamente perché quello che abbiamo subìto da Maastricht in poi è abbastanza drastico. In particolare modo per i più giovani.

SCENDIAMO NEL PRATICO:
Il giovane laureato (anche diplomato) che che si sedeva prima di Maastricht davanti a un reclutatore di qualsiasi impresa privata ed ascoltava più o meno questa offerta: "Guarda, io ti posso far fare uno stage a 500 euro al mese" - se sei fortunato perché se no te ne danno 250-  
prima poteva rispondere: "No grazie" perché ho vinto il concorso da tecnico comunale  presso il Comune di ..., quindi potendo scegliere fra 250/300 Euro al mese e invece una dignità del lavoro, non c'era la lotta per cui non si azzardavano o meglio non era competitivo un privato che volesse assumere chi aveva queste alternative - no? - ma se tu togli la domanda di lavoro pubblico perché fai il blocco del turn over per cui  a malapena vengono in parte rimpiazzati coloro che vanno in pensione avrai certamente un invecchiamento enorme dei ruoli del pubblico impiego, ma sicuramente quello che hai è che non entrano i giovani.
I quali non hanno scelta, quindi devono accettare le condizioni del mercato del lavoro che oltretutto, a loro volta, sono condizionate dal vincolo della stabilità dei prezzi, che a sua volta è condizionato dalle limitazioni del deficit e della spesa pubblica, cioè dal fatto che  le imprese saranno private della domanda pubblica, cioè poco lavoreranno le imprese, molto meno, sempre di meno, sempre di meno sugli investimenti in conto capitale, sull'investimento pubblico in generale, sulla stessa spesa pubblica corrente, perché molte per imprese una parte consistente del loro fatturato era realizzata col settore pubblico che chiedeva beni e servizi. 
... e tutto questo viene considerato virtuoso. Virtuoso perché ci rende competitivi, ci rende virili e pronti alla lotta sui Mercati internazionali. La famosa la sfida della Globalizzazione. 
Per cui se tu non sei capace di reggere questa sfida sei il perdente della globalizzazione, cioè un sottoccupato precario a singhiozzo per di più sei anche sanzionato da una condanna morale, sei un incapace, non sei all'altezza, c'è chi ce la fa, se ce la fa un!!! ce la possono fare tutti. Tutto questo deriva dalla disarticolazione sistematica dell'intervento dello Stato, quale previsto dalla Costituzione.

ED IO? 
Io se mi tessererò nel 2018 sarà solo per portare avanti un cambio radicale del PD che preveda la presentazione di una lista con questi 4 semplici punti (ai quali se ne possono aggiungere anche altri chiaramente):

1) Prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario.
2) Produzione delle condizioni necessarie a perseguire la PIENA OCCUPAZIONE nel Paese
3) Considerare occupato solo chi ha una remunerazione che gli consenta di vivere dignitosamente 
4) Ripristino del finanziamento pubblico ai partiti.

Spero di trovare qualcuno più autorevole di me per portare avanti questa "Prospettiva Socialista" del partito, altrimenti farò da solo. Non posso più tacere.

martedì 6 marzo 2018

Dopo Elezioni: il futuro del PD ed il mio.

L'inevitabilità è qualcosa che non può essere evitata. 
Chi mi conosce bene, sa che amo ripetere questa tautologia semplice ma non banale. Quando la storia, o più modestamente gli eventi, inciampano in una successione temporale, prevederne gli esiti diventa quasi un esercizio di stile per noi filosofi. Dapprima possiamo compiacerci della nostra capacità di previsione, alcuni la chiamano "menagranismo", ma in un secondo momento  rimaniamo  spaventati dagli stessi esiti previsti. 

La prima previsione riguardava l'esito delle elezioni. La domanda che mi ronzava in testa era
"Cosa succede ai partiti di sinistra quando applicano un sistema di deflazione salariale?" 
Risposta: "Perdono le elezioni" 
I partiti di sinistra erano due: PD e LEU. E le elezioni le hanno perse, eccome se le hanno perse. 
Insieme PD (18,7) e LEU (3,4) arrivano a mala pena al 22% dei voti. (Tutti i numeri li trovate qui su Eligendo). Il risultato ha autorizzato molti commentatori ad eslamare "La Sinistra in Italia non esiste più".

Volete sapere quale è il progetto di deflazione salariale?

L'EURO

Ne volete discutere? volete il dibbbbattito? dibbbbattetene con Acocella. (umilmente ci sono anche io tra i firmatari).
In sintesi: se tu appoggi un progetto dove la crisi viene pagata dalle classi più deboli, dai perdenti della globalizzazione, anche se concedi a loro il diritto di sposarsi con il proprio cagnolino, questi non ti votano più. 
Morale: Neanche le nozze gay si fanno con i fichi secchi.

Di nuovo: Se tu scarichi il costo dell'accoglienza dei migranti economici, in termini di sicurezza ed economici di competizione salariale, nei quartieri più poveri, questi non ti votano più. 
Morale: Non sono razzisti. 
Per dirla con parole non mie (ma quelle della soluzione finale della ruota della fortuna nella puntata dove partecipò Renzi):
PIATTI TROPPO INSIPIDI ED UN CONTO TROPPO SALATO 

Ora la domanda sorge spontanea: Cosa succederà alla sinistra italiana? Semplice si suiciderà.
Ecco come:
Il risultato delle elezioni ci consegna un paese diviso a metà tra il movimento 5stelle e la Lega (che diventa storicamente il primo partito di centro destra).
Entrambi non hanno la maggioranza.
Sono forze diametralmente opposte, ma parlano alla classe del Paese, i più deboli.
Il Movimento 5stelle verso il SUD ed i suoi disoccupati, promettendo un reddito di cittadinanza universale come sostegno.
La Lega verso il NORD e le sue piccole aziende, le partite IVA e gli operai. 
Infatti l'Italia appare così:


Non sono due progetti politici assimilabili. Essi a mio avviso costituiranno il nuovo bipolarismo italiano: da una parte i sovranisti, dall'altra i globalisti.
La palla passa al PD. E il PD come ogni volta che deve prendere una decisione si spacca.
Renzi da una parte, il resto del mondo dall'altra.

Il risultato non lascia spazio a ripensamenti Renzi si dimette dal PD  (qui il video)  le sue parole d'ordine sono tre No: no agli inciuci! no ai caminetti! no ai populismi! Mi dimetto dopo la formazione del governo.
Gli risponde Zanda (capogruppo del PD al senato), traduzione: Dobbiamo fare un governo con i 5 stelle per 3 motivi : 
1) Parte del nostro lettorato è andato dai 5 stelle dobbiamo recuperarlo
2) Dobbiamo fare un governo che sia in linea con l'Europa, abbiamo detto per mesi che i 5 stelle sono antisistema, ma in realtà si sono proposti come forza di sistema, infatti confindustria dice che un "governo 5stelle non li spaventa".
3) La Legge elettorale, se non stiamo al governo la fanno i 5 stelle e la Lega. E non noi. 5 stelle e la lega non sono stupidi, non faranno una legge pro PD. 

Gli eventi si succedono in una rapidità impressionante: 
- I compagni di LEU ad urne appena chiuse 
- Il PD dopo aver perso quasi 10 milioni di voti, acquistano un tesserato in più: Calenda (attuale ministro dello sviluppo economico) gia' pronto a sfidare Renzi alle primarie e sostituire il rappresentate del PD verso le Élite.
- Debora Serracchiani (stessa area di Zanda AreaDem) si dimette dalla segreteria del PD
- Renzi dichiara che non parteciperà alle consultazioni ma andrà a sciare, segno della mancanza di volontà di trattare per la formazione di un governo.
  
Cosa Succederà?
Semplice, parte del PD proverà a formare  governo coi 5 stelle. Renzi uscirà dal partito lancerà il suo movimento "AVANTI" scimmiottando "Enmarche" di Macron in Francia.
E io? Io voto Lega.





 

 

lunedì 26 febbraio 2018

Lettera aperta in risposta a Paolo Gentiloni

Prati, Quasi 2020.

Illustrissimo Paolo Gentiloni Silveri (y Azevedo)

Ho ricevuto con molto piacere la sua lettera di indicazioni per il voto del 4 marzo.  Mi dispiace che lei abbia "sottratto tempo all' attività di Governo per dedicarsi alla campagna elettorale" per informarmi della sua attività in vista del voto. In fondo, però, questo fastidio di recarsi alle urne avviene sempre più raramente. Questo banale  esercizio democratico che, diciamocelo, francamente più il tempo passa e più ci sta antipatico. Tanto che cambia? Alzarsi la mattina, di domenica poi! cercare la scheda elettorale "Chissà dove sarà finita ?" e le file. 
Senza parlare poi dei "Mercati" che ogni volta che ci rechiamo alle urne, non solo noi italiani, tremano e rischiano di portarci verso un' instabilità del Paese che provocherebbe danni irreparabili. Come abbiamo potuto vedere in questo caso italiano, In questo inglese
Forse ha ragione il suo predecessore Mario Monti, alcune scelte vanno tenute al "riparo dal processo elettorale". 

Sono molto contento di sapere che anche Lei "abita qui da una vita, quasi sessant'anni." Per limiti anagrafici io ci abito da quasi 34, prima ci hanno abitato i miei genitori e prima ancora i miei nonni, per una quota complessiva di 70 anni. In questo siamo quasi simili, se posso osare paragonarmi a Lei. Ho anche avuto l'onore di amministrarlo questo territorio, sono stato eletto nelle fila del Partito Democratico nel 2008, sulla scia delle buone amministrazioni del Sindaco Rutelli e del Sindaco Veltroni, sfruttando quell'onda lunga di entusiasmo che la nascita del Partito Democratico che Lei, come me nel mio piccolo, ha contribuito a fondare.

Con piacere leggo che anche Lei ricorda quel meraviglioso periodo, in cui "Ha lavorato per sette anni al Comune di Roma come Assessore al Giubileo Straordinario del 2000" sono passati più di vent'anni, ricorDA come il Mondo era diverso?
Per il Comune Roma furono stanziati  2.578 miliardi di lire (che buffo c'era ancora la lira...)in euro sarebbero 1331425309.56 (ho fatto il conto con la calcolatrice che mi inviò sempre un suo predecessore e che conservo con cura).
 Si legge 1,3 miliardi di euro.
Tutti a debito, ma che grande volano per la città! Come giustamente anche Lei scrive. Bei tempi quelli in cui si potevano fare investimenti pubblici a DEBITO, per stimolare l'economia di un Paese, di una Città, oggi non è più così.
Oggi come lei ci ricorda "sentiamo in giro molte promesse mirabolanti, non c'è da fidarsi, Italia sta lasciandosi alle spalle la più grande crisi del dopoguerra, guai a buttar via i primi risultati ottenuti con il sacrificio degli italiani".

Ha ragione Santissimo.
I sacrifici che "abbiamo" fatto in questi anni sono tantissimi: Abbiamo accettato di essere esodati, di essere precarizzati sul lavoro, di dover partire e patire per trovarlo e se per caso lo avessimo trovato di guadagnare pochi euro l'ora, sempre più convinti di non essere riusciti a salire sul treno della globalizzazione (però almeno potevate dirci l'orario e il binario), di essere i perdenti, gli svogliati, i bamboccioni, i corrotti, di essere puniti perché in fondo lo meritavamo. Abbiamo accettato di avere un accesso alla sanità sempre più vacuo e indistinto, abbiamo visto chiudere i nostri ospedali. Abbiamo accettato di non avere prole, perché non potevamo permettercelo. (che paradosso, anche la prole per il proletario sembra diventato un lusso).  
Abbiamo accettato di vederci espropriarti i nostri risparmi in banca, di farci prendere le impronte digitali per rinnovare la carta d'identità. Abbiamo accettato di prolungare questo supplizio nel tempo, aumentando la nostra età pensionabile.
Abbiamo accettato di perdere. Di non lottare, perché tutto doveva rimanere stabile. 

Mi permetto di ricordarLE i nostri sacrifici, perché, forse, di sconfitte Lei non se ne intende molto. I suoi nobili natali l'hanno resa un predestinato, un vincente per definizione, tifa pure Juve!. Lei è L'uomo perfetto per il Governo.

Devo confessarLE però che questa volta mi reco alle urne con qualche perplessità in più. Ho parecchie domande che mi ronzano per la testa alle quali fatico a darmi delle risposte, oppure  trovo delle risposte, ma nel mio intimo mi fanno paura, perché rinnegherebbero il mio impegno politico in questi ultimi 10 anni.
Lei, Chiarissimo, mi scrive che "L'Italia ha alle spalle la più grande crisi del dopoguerra" e io mi pongo alcune domande:
Come il fallimento di alcune banche oltreoceano ha potuto generare una crisi mondiale?
I frutti dei sacrifici che stiamo facendo chi li sta raccogliendo?
E' veramente giusta una società che prevede vincitori e vinti?
Possiamo solo limitarci a sostenere chi perde senza lottare?
Gli Italiani sono veramente incapaci di governarsi da soli senza vincoli esterni?
Alcune risposte le ho trovate tra gli intellettuali di sinistra, e in un testo scritto da un candidato della Lega, tale Alberto Bagnai
Nella Sua lettera mi pare di non scorgerle. Sicuramente una mia svista.
Quando ho dei dubbi, vado alla radice e ricordo sempre uno dei cinque insegnamenti di mio nonno.
Mio nonno, che era di Napoli ed aveva conosciuto la "miseria", mi diceva sempre: "Francè puoi votare a destra, a sinistra, al centro, poi essere comunista, democristiano, meglio se diventi socialista. Qualunque cosa. Ma mai, mai, votare per uno che c'ha il doppio cognome. Tu sei nato popolo." 
Scusa le volgarità eventuali.





giovedì 22 febbraio 2018

Blog Sospeso per Lazio

Pioggia, freddo, 1-0 in trasferta da ribaltare, 10.000 tifosi avversari presenti in tutti i settori dello stadio, con i tifosi dell'est abbiamo sembpre avuto un rapporto speciale. Mi sembrano tutti ottimi motivi per andare allo stadio. Avanti siam Laziali.

mercoledì 21 febbraio 2018

"Ai posteri l'ardua sentenza"... sul debito Italiano

Su certi argomenti, oggi troppo controversi, toccherà ai posteri pronunciarsi. La frase celebre è tratta da due versi de Il cinque maggio, il componimento poetico più celebre di Alessandro Manzoni. E che tutti noi abbiamo imparato a memoria, ma forse non è stato abbastanza. Il giudizio che Manzoni rimanda ai posteri è quello sulla vita di Napoleone Bonaparte: Fu vera gloria?
«…Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza…»
Ieri abbiamo imparato che votare per la stabilità non funziona.
Lo hai già fatto l'ultima volta e sei finito #peggiodifantozzi.
A lui bastava lavorare per non essere povery. A te no.
Oggi invece proviamo a capire perché votare per chi ti promette di non fare "debito" in realtà non vuole che la tua situazione, così come quella dei tuoi fratelli e dei tuoi figli, migliori.
Secondo uno dei principi più banali in economia, ogni debito è anche un credito. 
La domanda sorge spontanea, diceva un signore della TV, se il debito è pubblico il credito di chi è? Ma soprattutto a cosa serve il debito pubblico? 

Procediamo con ordine.
Di chi è il credito generato dal debito pubblico? 








Risposta: Il tuo.
Quando parliamo di debito pubblico, parliamo per la quasi totalità di titoli di Stato. Su 2.100 miliardi di debito in Italia oltre 1.800 è espresso in titoli di Stato (vedi grafico). Chi detiene questi titoli di Stato? Circa il 65% è nelle mani di banche, assicurazioni e risparmiatori italiani. Il restante 35% è nelle mani di investitori esteri. Vista sotto questa luce una buona fetta del debito pubblico italiano è nelle mani di attori economici italiani, quindi più che un debito figura come un giroconto contabile di ricchezza tra Stato e privati. Privati che percepiscono anche degli interessi (cedole sui titoli di Stato). E tra questi privati ci siamo anche noi risparmiatori quando compriamo un BoT o BTp. Parte di quel debito, quindi, ci vede dalla parte dei creditori, è verso noi stessi. 

La stucchevole retorica a cui i media ci hanno abituato, secondo la quale ogni nuovo nato erediterebbe un debito di 35mila euro è una favoletta bella e buona, con delle venature horror che farebbero accapponare la pelle anche un maestro come lui.
Partiamo innanzi tutto dal dato: 35mila euro. Come si ottiene? Molto semplicemente dividendo l’ammontare del debito pubblico nominale italiano (2.100 miliardi) per la popolazione (60,8 milioni). Da cui si ottengono, dopo un piccolo arrotondamento, i fatidici 35mila euro!
Ma esiste al mondo un Paese senza debito pubblico? 
Risposta: No.
Il debito è uno dei modi in cui gli Stati oggi si finanziano.
Chi più, chi meno, tutti i bambini del mondo nascono “indebitati” (quelli tedeschi nascono con un debito di 32mila euro). Ma il debito di un Paese non deve essere estinto, ma deve essere semplicemente sostenibile. In modo tale che quel Paese possa pagare meno interessi passivi sul debito che ha creato. 
Ma perché gli stati si indebitano? 
Semplice gli stati si indebitano per offrirti servizi. La sanità, la Scuola, le strade, la pensione...

Passiamo alla seconda domanda: A Cosa serve il Debito Pubblico?
Il debito che lo stato italiano ha accumulato è servito a  Fantozzi per acquisire diritti e servizi che in parte, nella quasi totalità sono arrivati anche a noi.
Il debito pubblico è servito alla generazione dei nostri genitori per garantirsi una vecchiaia serena, hanno lavorato, si sono indebitati, si sono comprati una casa (che noi erediteremo insieme al debito pubblico) ed una pensione, che permette a noi di essere sereni e di non dover pensare al loro mantenimento nel momento in cui sono troppo deboli per lavorare.
Ricorda, ieri abbiamo detto che gli ultimi due ammortizzatori sociali rimasti sono le pensioni e le case.
Certo non tutto il debito è stato speso bene, ma vuoto per pieno, ci si può stare. ( accidentalmente abbiamo vissuto anche la stagione politica del sorpasso)
Morale della favola? Non siamo delle Merde per esserci indebitati.

Oggi invece viviamo il debito come una colpa, come un peccato originale da mondare, tanto che ce lo sbattono in faccia anche quando prendiamo un treno.
Non solo alcuni schieramenti politici hanno scritto chiaramente nel programma che intendono ridurre il debito in maniera drastica nei prossimi 10 anni. In particolare modo sono due il PD e + Europa. 
Alla luce di quanto abbiamo capito fin qui ridurre il debito vuol dire ridurre la ricchezza degli italiani, e bloccare il Paese  per altri 10 anni...
La chiamano stabilità. In effetti la morte è molto stabile.
Io dico "No Grazie". E anche voi dovreste dirlo, a meno che non vi chiamiate così. In quel caso guadagnereste un sacco di soldi.

Nel 2011 un altro governo (Governo Monti), inchiodò la spesa pubblica, fece la riforma Fornero, alzando l'età pensionabile e riducendo la pensione e mise la tassa sulla prima casa. L'IMU.
Sicuramente il debito sarà sceso...

 NO! MANCOPEGNENTE.
 Nel grafico noterete anche un impennata del "debito privato", cioè il debito vostro, nostro, in quanto persone fisiche e aziende, come mai si impenna? Logicamente quando lo stato smette di sostenere la vostra domanda con il debito, deve intervenire il debito privato per mantenere gli standard precedenti.
Solo che il debito privato lo dovete estinguere, mentre come abbiamo visto il debito di Stato deve essere solo sostenibile. ( Di questo parleremo più avanti).

C'è invece qualche partito che vuole incrementare la spesa pubblica per riattivare l'economia Italiana?
Si! Sono 3: LEU, LEGA,COMUNISTI ITALIANI
Ci sono però delle piccole differenze.
Mentre LEGA e COMUNISTI ITALIANI vogliono che lo stato torni ad indebitarsi per rilanciare i consumi e quindi far crescere il PIL, LEU vuole invece tassare i redditi medio alti ma non indebitarsi.
Di chi saranno mai i redditi medio alti? ...
Hai indovinato. I nostri! la fottuta classe media, con le nostre case e e le nostre pensioni al grido di "OK RAGAZZI ORA PIÙ VELOCE PERCHÉ I COMANDI CAMBIANO OGNI DUE BATTUTE SE RIUSCIRETE A FARLO D'ORA IN POI RIUSCIRETE A GIOCARE SOLO CON LA MUSICA"

In sintesi:
Oggi abbiamo imparato che i nostri figli nasceranno non con il debito che noi abbiamo accumulato ma con i servizi che saremmo riusciti a garantire con quel debito, che non dovrà mai essere ripagato ma semplicemente reso sostenibile. Abbiamo inoltre imparato che i partiti che professano la "Stabilità" altro non vogliono che la riduzione di alcuni servizi e diritti che non possiamo più permetterci secondo loro e che dovremmo delegare non allo stato ma a dei privati.
Ora ti faccio una domanda: E' più stabile un sistema in cui con il debito riusciamo a garantire un finale di vita dignitoso alle generazioni precedenti alla nostra o un futuro sistema in cui i nostri figli dovranno preoccuparsi non solo della loro vita ma anche della nostra quando saremmo vecchi e stanchi?
Io la risposta la conosco, è dentro di me, può essere sbagliata per qualche grigio contabile ma di sicuro è giusta per mio figlio.
 







 

lunedì 19 febbraio 2018

Insicurezza e democrazia

L’insicurezza  è   un  elemento  comune  e  quasi  normale  della  nostra  società e della nostra vita quotidiana. Il senso di vuoto che esse ci crea,  viene riempito da donne e uomini in un' eterna corsa quotidiana contro il tempo, per avere il tempo di partecipare a corsi ( il gioco di parole è voluto) più svariati, pilates, tango , cucina, yoga ...
Seguiamo, anche involontariamente, modelli imposti dai media che comunicano immagini asettiche, che mettono in primo piano solo il successo, mostrandocelo come a portata di mano ma allontanandolo sempre più da noi e da ciò che siamo.
Il condizionamento psicologico è forte, cadono tutti i taboo, anche quello della morte. Siamo donne e uomini alla ricerca dell’eterna giovinezza, che dedicano più tempo a quest’illusione che ai figli o ai rapporti umani. Siamo incapaci di avere rapporti sentimentali, di amicizia, lavorativi stabili.
Non ci sentiamo al sicuro neanche  richiusi nei nostri quartieri, nelle nostre case o nelle nostre stanze che assomigliano sempre di più a celle 3x3, connessi con tutti ma in contatto con nessuno, perché se qualcuno è in contatto con noi ci può ferire. Perché se mettiamo in gioco i nostri sentimenti corriamo il rischio di perdere e farci male.
Insicuri di farci delle domande, perché temiamo le risposte. I  messaggi dei media sono pieni di pessimismo. Si insiste sull’assenza di prospettive, sulla precarietà, sulla violenza e allora preferiamo non pensare, preferiamo correre, perché che cos'è la corsa se non un'eterna fuga da se stessi?
Abbiamo bisogno, invece, di farcele quelle domande profonde, dobbiamo ascoltarci, liberarci da silenzio e solitudine. Se non lo faremo,  il nostro mondo diventerà sempre più autistico e desertico, sempre più egoista perché gli altri non saranno più opportunità ma pericoli da evitare. 
Vi ricordate Fantozzi? Fantozzi, Ragioniere Ugo, aveva una casa, aveva una famiglia, aveva anche fatto una figlia, aveva un' automobile, aveva un posto fisso ed andava anche in vacanza e perfino in pensione. Oggi Fantozzi rispetto a te è un uomo di successo e tu ti senti insicuro.
E insicuri siamo diventati.
Individui incapaci di fidarci del prossimo o peggio ancora dello Stato, non parliamo della politica.
Sono passati 5 anni dall'ultimo voto politico-  sfido molti di voi ad elencarmi i nomi degli ultimi 4 presidenti del consiglio, compreso quello in carica, anzi vi sfido a ricordare per chi avete votato le scorse elezioni- eppure siamo ancora insicuri su chi votare, anzi indecisi anche sul fatto di "andarci"... a votare.
 Mascheriamo in maniera ipocrita la nostra insicurezza con slogan del tipo " Tanto so' tutti uguali", "tanto che cambia" " so tutti ladri" ... come se il fatto di gridarlo e di ripeterlo sui social fosse già abbastanza per essere considerati dei cittadini modello. Ma non è abbastanza.
Se si vive dentro un sistema democratico, che però per sopravvivere sta schiacciando i diritti economici della maggioranza (in particolare modo dei più deboli), fatalmente quel sistema, per non essere rovesciato, inizialmente  vorrà che "i più" non vadano a votare, poi vorrà comprimere i diritti democratici facendoci votare il meno possibile  e poi vorrà condurci verso una forma di dittatura, più o meno consapevole.
Peraltro,  in una dittatura già ci siamo: è quella dei "Media", i quali tolgono voce, oppure creano noise (rumore)  intorno alle opinioni di chi non è d'accordo con il sistema di cui loro sono i portavoce. E ti danno del sovversivo, del fascista, del nazista del cialtrone, se in un sistema democratico scegli di votare l'opposizione, perché il Paese  ha bisogno di stabilità. Come fai a non capirlo? Abbiamo bisogno che tu non ci rompa le scatole!.

Mentre noi siamo insicuri ed indecisi, il mondo non si ferma, continua  a girare e molto spesso ci lascia senza terra sotto i piedi.
Ora qual è la terra sotto ai nostri piedi?
Quali sono le poche certezze che ci sono rimaste? Dati alla mano ci sono rimaste solo due certezze, la terza, la sanità pubblica, la stiamo piano piano smantellando. E se vuoi fare un figlio, ricordati di non nascere in una fottuta isola.
Torniamo a noi i due diritti ai quali non possiamo rinunciare sono:
Al primo posto le pensioni delle nostre madri e dei nostri padri, le quali ci permettono da un lato di non doverci occupare - almeno economicamente- di loro nel momento in cui sono più deboli nella loro vita, ovvero la loro vecchiaia e dall'altro di avere la speranza di essere autosufficienti quando saremo noi quelli deboli poiché non più adatti al lavoro.
Al secondo posto le case di proprietà. Le quali rappresentano almeno la sicurezza di un tetto sopra la testa nelle notti piovose di febbraio.
Diritti che erano scontati per il più merdaccia dei fantozzi.
Prima regola per il voto: NON VOTARE PARTITI CHE PER RISOLVERE I VOSTRI PROBLEMI VI PROPONGONO RIFORME SULLE PENSIONI E PATRIMONIALI SUI RICCHI, PERCHÉ I RICCHI SIETE VOI.
Sì, noi non siamo così poveri da smettere di lottare e non siamo così ricchi da essere complici appagati di questo sistema. Siamo la fottuta borghesia, quella che le rivoluzioni le fa per davvero.
Prendo in prestito le parole di un mio amico, Valerio che oggi le ha pubblicate su facebook: "Parlando di elezioni con i miei amici, l'opinione più diffusa è che  mi confidano di voler votare un partito ma che alla fine non lo faranno, ne sceglieranno un altro perché il partito che risponde alle loro idee non vincerebbe e quindi il loro voto diventerebbe inutile.
Questo fenomeno psicologico è molto interessante. Si vuole stare dalla parte di chi vince o di chi quantomeno avrà una rappresentanza di rilievo. Quasi come fosse una rivalsa nei confronti della vita quotidiana che non li fa vincere...l'Italia è quel paese dove se nasci a Cosenza tifi Juve o al massimo Inter non tifi Cosenza...
Questo i sondaggisti lo sanno e sono consapevoli che loro non servono a capire cosa pensano le persone ma a condizionarle ed anche i politici ne sono consapevoli. Sarebbe interessante scoprire i legami tra società di sondaggi e politici.
Ora mi spiego perché in questo paese ha regnato la dc per 50 anni e Berlusconi e Prodi per altri 20.
Del resto questo è il paese dove fino al 1943 erano tutti fascisti e dal 44 erano tutti antifascisti”

Vi do' una notizia: La legge elettorale di oggi prevede una quota proporzionale, vuol dire che non ci saranno vincitori e vinti, il vostro voto non darà una maggioranza al Paese, nessun voto utile. I partiti si metteranno d'accordo in Parlamento, questa volta più che mai. Più partiti avremo in parlamento e più saremo rappresentati, più sarà difficile per il " Partito della Stabilità" mettersi al riparo dal voto del Popolo.
Quindi, andate a votare, andate a votare contro la Stabilità che oggi causa la vostra insicurezza e che si propone come soluzione del problema che esse stessa ha creato.
Votate per il partito che più vi piace, senza avere l'angoscia di soddisfare il vostro senso di insicurezza o la vostra voglia di vittoria, ma semplicemente per rappresentare democraticamente le vostre idee.
Fidatevi.